Ivano Fossati: “Abbiatene cura”

3 luglio 1996, l’anno X di Arezzo Wave, la prima edizione allo stadio comunale, sul palco Ivano Fossati, Skunk Anansie, Avion Travel e tanti altri.
Questo il ricordo di Ivano Fossati!

“Viviamo, più o meno inconsapevolmente, circondati dalle scorie colorate e dalle macerie scintillanti di quella che una volta si chiamava controcultura. Allegria, direte voi. Mi spiego meglio. Gli elementi che ispiravano la vera controcultura di nostra appartenenza erano rock, letteratura, poesia, un certo tipo di cinema; e sono diventati materiale per gli spot pubblicitari. Coi più naturali atteggiamenti dei ragazzi si fabbricano pseudo stili di vita che rendono montagne di denaro. E’ uno scenario di cartapesta e nasconde un vuoto quasi assoluto. Bella scoperta. Ma cazzo, in quel vuoto ci muoviamo anche noi, o non ce ne eravamo accorti?
Pochi che vendono (idee, atteggiamenti, moda, musica, stili) e moltitudini grate che leggono, guardano, ascoltano e soprattutto comprano.
Che c’entra Arezzo Wave, con tutto questo casino, che c’entrano l’entusiasmo e la musica? Adesso ci arrivo. Cominciamo dalle band, quelle che cercano faticosamente di emergere. Sono una delle forme e espressioni musicali più vitali e brillanti; il modo migliore per esprimere se stessi, la propria ricerca, la propria musica. Le ho sempre amate e le amo, dagli anni sessanta a oggi. Quasi tutte. Quelle agli inizi per un po’ di visibilità sono costrette a passare attraverso il sadismo televisivo dei talent. Oppure a scelta da un “Festival della canzone italiana” (solo la definizione è così polverosa da farci rischiare un attacco d’asma) avviato verso la settantina. Sono solo queste le prospettive? Farsi triturare da qualche voracissima macchina da soldi? No, le alternative ci sono eccome ma il discorso si farebbe lungo.

Per sintetizzare e fare un esempio dico solo che anni fa dopo un concerto ad Arezzo Wave salutai i ragazzi che mi avevano ascoltato con una frase che suonava più o meno: “tenetevela stretta questa manifestazione, abbiatene cura, non c’è molto di simile in giro”. E dato quello che ho scritto qui sopra credo che forse oggi dovrei ripetere le stesse parole, magari un po’ più forte.

“Abbiatene cura”. E’ dura ammetterlo ma ancora adesso “non c’è molto di simile in giro”. Però qualche buona alternativa deve esistere e se state leggendo queste mie parole è probabile che ci siate proprio nel mezzo.

Un abbraccio,
Ivano Fossati