Licia Eminenti: Ho incontrato Arezzo Wave seguendo il filo ininterrotto di parole della sua pietra angolare: Mauro Valenti….

Ho incontrato Arezzo Wave seguendo il filo ininterrotto di parole della sua pietra angolare: Mauro Valenti. Non avevo capito tutto, ma avevo afferrato il senso dall’investimento mordace e indefettibile che Mauro aveva accordato ad alcune parole, come: bisogno, musica, gruppi francesi, dare una mano, ci divertiamo, i soldi non ci sono, ma lo facciamo lo stesso. Vieni ? 

Era il lontano 1987, prima edizione del Festival, e ho detto: sì, come sola risposta a un soliloquio che era durato ininterrottamente per una quindicina di minuti. Poi mi sono trovata per qualche anno a correre di qua e di là in cerca di prolunghe, assi, poster da spostare, portare questo di qua e quello di là, cose varie da fare, gente da accogliere, “parlez-vous français” …

E’ stato bellissimo. Il prima, il durante e il dopo.

C’era la musica, la gente, c’erano i sorrisi, la voglia di stare insieme, la giovinezza e la possibilità di fare, nonostante le difficoltà. Arezzo Wave aveva la sua identità, la sua domiciliazione e ragione di esistere e non c’era controvento che potesse arrestarlo, anzi sembrava che il controvento lo spostasse ogni volta in direzioni più favorevoli, più ampie e più forti.

Miracolo dell’energia o del semplice momento giusto, chissà. A volte mi sembra che sia stato come un bambino nato in una famiglia sbagliata, e che dovendo adattarsi per bisogno di sopravvivenza, sia riuscito a crescere comunque bello e robusto, malgrado tutti i no, malgrado tutte le ingiustizie ricevute…

Arezzo Wave è stata la mia carta da visita per anni. Da dove vieni? Da Arezzo. Ah Arezzowave! Ungheria, Francia, Germania, Spagna… mi sembrava incredibile che quella wave che ci aveva portato a costruire con poco o niente fosse diventata una formula magica, una specie di apriti sesamo per viaggiare nel mondo.

Non c’è stato solo il bello, durante tutti questi anni in cui ho seguito il Festival a volte da vicino, a volte da lontano, c’è stato anche il triste. Ci sono state note di dolore, di confusione, di difficoltà. Ma in fondo, chi non conosce queste stesse note nella propria vita? Ogni tessuto organico, per la semplice ragione che è in vita, si confronta allo scompiglio del caos o della malattia, non sempre sta nel benessere e nella gioia.

Quello che mi resta di Arezzo Wave è la varietà dei suoi colori, tanti, più di quelli dell’arcobaleno, e una manciata d’incontri indimenticabili che hanno strutturato la mia vita nel bene e nel male, cioè degli incontri fondamentali quelli che fanno crescere.

Io non avrei da chiedere altro a un Festival. Mi sembra che se mi si dovesse chiedere: soddisfatta o rimborsata, direi, soddisfatta, anzi direi: felice di esserne stata parte integrante, di essere una di quelle persone che Arezzo Wave ce l’hanno nell’anima.


Licia Eminenti
Sceneggiatrice  e regista cinematografica