Massimo Pasquini: Arezzo, o cara

Sai quando hai la sensazione di cogliere un attimo, che dura un anno e un anno che dura un secolo? Mi era già successo: la Gaia Scienza, il concertone del primo Maggio, Stradarolo, il Premio Recanati. Ma quando Mauro Valenti mi ha aperto le porte di Arezzo e mi ci ha spinto dentro non pensavo di entrare un’altra volta nel paese delle meraviglie senza tempo. Le infinite riunioni non erano infinite riunioni ma conclavi carbonari. Le notti erano giorni. La scrittura fiumi di lettere appassionate. I volontari angeli. I palchi caselle del Monopoli. Il campeggio, beh, il campeggio un gran casino. E poi i bonghisti. Le schitarrate. Il barbiere volante. Le birre. Le canne. E poi gli artisti, a centinaia, rockstar e fumettari, teatranti e giallisti, registi e fotografi. Quell’anno a cercare di far capire ai giornalisti perché e percome (Castaldo fu seguito passo passo da una troupe implacabile). Eppoi appresso a Mauro per far vivere la Fondazione a dispetto di. Eppoi le meravigliose infaticabili colleghe della fawi. Scrivere di voi mi carezza il cuore.

Senti Mauro, non mollare.

 Massimo Pasquini
Responsabile Ufficio Stampa
Fondazione Musica per Roma